Le allettanti premesse di una competizione elettorale combattuta c’erano tutte: annunci di discese in campo, gruppi politici galvanizzati dai buoni risultati elettorali delle regionali e una maggioranza decisa a non mollare l’osso. Nessuno avrebbe mai immaginato il disastro politico che si sarebbe completato proprio nel giorno dei solenni festeggiamenti in onore del patrono di Pietragalla con le minoranze che si sono arrese prima ancora di affrontare la competizione elettorale. Un capitale di consensi e credibilità dilapidato in una sola notte. Un quadro politico senza precedenti che influenzerà la composizione del prossimo Consiglio comunale, sminuito di competenze, esperienze e rappresentanza.

Una scelta ancor più incomprensibile se si considera che trovando un accordo e presentando un’unica lista contrapposta a quella del Sindaco uscente avrebbero avuto la vittoria quasi in tasca. Pietragalla Bene Comune infatti non è mai stata maggioranza assoluta nel Comune. Alle scorse elezioni amministrative vinse perché l’Amministrazione uscente si presentò divisa, garantendole la vittoria con una maggioranza relativa.

Come abbiano fatto i gruppi di minoranza a naufragare con il vento in poppa resta un mistero. Si possono fare tante ipotesi, una su tutte che fosse difficile mettere d’accordo gli ammiragli di tante navi mentre dall’altra parte avveniva proprio il contrario. Ad ogni modo riesce veramente difficile immaginare che  siano giunti alla scadenza della presentazione delle liste senza una strategia, un piano B al quale aggrapparsi in caso di imprevisti dell’ultimo minuto. In politica di santi ce ne sono pochi mentre abbondano gli opportunisti. Per questo, tra le tante supposizioni fatte, accuse e contraccuse, non è nemmeno ragionevolemente da escludere che qualcuno, per interessi personali, tentato dalla parte avversaria, abbia fatto saltare il banco di proposito. Non sarebbe la prima volta.

Se Atene piange, Sparta non può stare allegra. È vero che la maggioranza uscente, comunque vada, avrà la certezza matematica di amministrare altri cinque anni, avendo creato una lista civetta per evitare di dover raggiungere il quorum dei 40% degli elettori, ma dovrà schivare due grosse insidie che rischiano di non legittimarla politicamente. La prima è una scarsa partecipazione dei cittadini al voto, scoraggiati dall’esito già scritto e frustrati dal vedersi costretti a votare due facce della stessa medaglia. L’altra è un voto di protesta degli scontenti che potrebbe riversarsi sulla lista “avversaria”.

Gli unici sconfitti di queste prossime elezioni amministrative saranno i cittadini. Ci aspettano cinque anni di controllo totale della politica amministrativa da parte di un solo gruppo politico. Non essendoci una opposizione politica, difficilmente verranno esercitati quegli strumenti di controllo e di verifica del comportamento dell’amministrazione in funzione di tutela degli interessi generali. Colpa delle minoranze? Sì. Colpa della maggioranza uscente? Anche. Perché infatti non presentarsi al giudizio degli elettori con una sola lista senza ricorrere al sotterfugio di una seconda lista di comodo? Allora sì che il gruppo politico Pietragalla Bene Comune avrebbe avuto modo di dimostrare, con un vero gesto di fair play e coraggio, di “riscuotere ampiamente il consenso della popolazione” come ha sentenziato una testata giornalista lucana a proposito delle previsioni di voto. Se così fosse non sarebbe stato difficile superare il 40% del quorum.

Con l’abdicazione dal ruolo di rappresentati politici di buona parte degli attori in campo e la trasformazione di partiti e movimenti locali in comitati elettorali, ai cittadini non resta che premere “ctrl+alt+canc” e iniziare a organizzarsi autonomamente per costruire una alternativa libera dal giogo degli interessi personali e di partito se non si vuole rischiare di veder sventolare in futuro altre bandiere bianche.

 

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