La comunicazione pubblica è stata una delle più grosse novità introdotte dall’attuale amministrazione comunale. Già dopo pochi mesi dall’insediamento, la Giunta comunale deliberava, per la prima volta nella storia amministrativa pietragallese, l’avvio di una procedura per l’affidamento di un incarico di addetto stampa, motivando la decisione con la volontà di dare un ruolo di primo piano alla comunicazione e all’informazione come premesso nelle “linee programmatiche della neoeletta Amministrazione comunale” (anche se, ad onor del vero, queste indicazioni non sono presenti in modo chiaro nel documento programmatico pubblicato sul sito comunale). Qualche mese dopo, a marzo, veniva creato il primo social account del Comune di Pietragalla, in concomitanza con l’affidamento dell’incarico professionale e la pubblicazione della prima nota stampa che così terminava: “l’incarico affidato conferma come per l’amministrazione la comunicazione e l’informazione al cittadino siano assi strategici per mezzo dei quali si intende diffondere il lavoro istituzionale e facilitare l’accesso ai servizi pubblici“. Un compito quindi da interpretare e svolgere come un servizio reso al cittadino.

Ma in cosa consiste precisamente questo incarico (3.000 euro all’anno per 5 ore a settimana) svolto per un anno e riaffidato pochi mesi fa per altri 2 anni? La Giunta nella delibera specifica che deve “curare, in via prioritaria, i collegamenti con gli organi di informazione, in stretta collaborazione con l’organo di vertice dell’Amministrazione, assicurando il massimo grado di trasparenza, chiarezza e tempestività delle comunicazioni da fornire nelle materie di interesse dell’Ente stesso” e in particolare tra le altre cose: “– la cura dell’informazione inerente l’attività dell’amministrazione e del suo vertice istituzionale, di interesse per la cittadinanza; – individuazione ed adozione, di forme innovative di comunicazione che ne aumentino l’efficacia e la trasparenza; – redazione, diffusione ed archiviazione di note e comunicati stampa, l’organizzazione di eventi e di iniziative promozionali; – redazione testi per sito istituzionale del Comune; – gestione dei social network”. Compiti che sono pressapoco quelli previsti per la figura dell’ufficio stampa così come descritto dalla legge n.150 del 2000 (art.9, comma 3) che disciplina l’attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni. La stessa legge fa riferimento anche alla figura del portavoce che è nettamente distinta da quella dell’ufficio stampa: esso infatti aiuta “l’organo di vertice dell’amministrazione pubblica” con “compiti di diretta collaborazione ai fini dei rapporti di carattere politico-istituzionale con gli organi di informazione” e, a differenza dell’addetto stampa, è scelto direttamente dall’organo di vertice ed è quindi suo strumento. Questa puntualizzazione è utile per capire, in sostanza, che mentre il portavoce serve a rendere noti i punti di vista dell’organo di vertice, l’addetto stampa deve curare solo l’immagine dell’ente. Quando si agisce nel campo della comunicazione degli enti locali infatti, è importante non confondere la comunicazione istituzionale con la comunicazione politica: il rischio è che la comunicazione istituzionale possa in alcuni casi diventare un mezzo per promuovere l’immagine dei politici in quel momento al potere, rappresentando un grave abuso delle regole democratiche oltre che dei fondi pubblici.

Se il fine della comunicazione pubblica è rendere l’amministrazione più trasparente nell’ottica dell’open data e dell’open government, è necessario aumentare le informazioni di pubblica utilità e documentare adeguatamente tutta l’attività amministrativa, sia quella dell’esecutivo che quella degli organi di controllo: oltre ai comunicati riportanti l’attività della Giunta comunale dovrebbero quindi essere pubblicati anche i documenti prodotti dalla minoranza, come le interrogazioni e le mozioni consiliari, in una apposita e ben visibile sezione del sito internet comunale come è prassi in altri enti (vedi Comune di Potenza e Regione Basilicata). In quest’ottica anche i singoli assessori, come previsto dallo stesso Statuto comunale (art.26, comma 3), dovrebbero informare periodicamente sulle azioni e sui progetti messi in campo affinché vi sia un continuo controllo da parte dei cittadini che spesso ignorano sia la loro identità che il settore dell’amministrazione da loro gestito. Il dibattito pubblico, inoltre, può essere stimolato  con la diffusione via internet delle riprese audio-video delle sedute consiliari, una buona abitudine fatta interrompere in attesa di un regolamento comunale che disciplinasse la materia (nel frattempo approvato da due anni) e di una videocamera (anch’essa già acquistata).

Si potrebbe partire da queste piccole premesse per far sì che “la partecipazione sia l’unico rimedio al disincanto e alla disillusione che espropriano i cittadini delle scelte collettive lasciandole nelle mani di pochi” poiché “la politica è un confronto continuo tra governo e società, tra decisioni e consenso” come ben disse il nostro primo cittadino durante uno degli incontri preelettorali.

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